INTERVISTA ALLA STORIA MEMORIE DI UN PRIGIONIERO UNGHERESE IN SICILIA Sandor Szabo’

Amici ascoltatori ben trovati.  Correva l’anno 1916, la Prima guerra mondiale era iniziata da due anni . Oggi vorremmo intervistare Sandor Szabò (1895-1987), sottotenente,  un insegnante di disegno di Ozd che a quel tempo,nel 1916, secondo anno di guerra, fu catturato e spedito in Sicilia, dove subì tre anni di prigionia.

Domanda: Sandor ci racconti la tua storia di soldato?

S. Allo scoppio della prima guerra mondiale sono stato inquadrato come recluta nel 19 reggimento fanteria Honved dislocato in Pecs. Terminata la scuola ufficiali dell’esercito fui assegnato al 1 reggimento con il grado di sottotenente. Avevo solo 20 anni!

Insieme al mio reggimento presi parte ai combattimenti sul fronte italiano, sull’altopiano di Doberdò.

Domanda: In quale scontro siete stati costretti alla resa?

S. Esattamente il 6 agosto del 1916 sul monte San Michele siamo rimasti bloccati in una caverna senza uscita. Fatti prigionieri, ungheresi e austriaci fummo separati a seconda del grado: ufficiali e truppa. Venimmo caricati nei vagoni di un treno per Palmanova e poi spediti in Sicilia.

Domanda:  Quale itinerario avete percorso in Sicilia?

S. Siamo arrivati a Grottacalda in treno per poi proseguire a piedi per 16 km fino a Piazza Armerina che non era ancora servita dalla linea ferrata.

Domanda: E  quando avete raggiunto Vittoria?

S. Le truppe, i sottoufficiali e ufficiali ungheresi siamo stati inviati nella parte meridionale della Sicilia , a Vittoria, dove sorgeva un grandissimo campo di prigionia che conteneva il più alto numero di prigionieri ungheresi.

Domanda: E tutti gli altri dove sono stati trasportati?

S. gli ungheresi dell’esercito comune furono portati prima a Cefalù, poi a Vittoria e poi a Piazza Armerina.

Domanda: Come vi hanno accolto gli abitanti delle città a voi assegnate?

S .Di solito, quando un treno per il trasporto dei prigionieri si fermava in qualche stazione venivamo accolti da frasi ingiuriose. Soltanto in seguito si cambiò opinione. A Piazza Armerina, ad esempio, gli abitanti, venendo a conoscenza che eravamo ungheresi e non austriaci, ci considerarono veri amici…

Domanda: A Piazza Armerina dove furono sistemati gli ufficiali ungheresi?

S. Nel 1916 Piazza Armerina contava una popolazione di circa 20.000 abitanti, era ricca di chiese, monasteri ed edifici medievali. Proprio in un monastero, costruito nel 1566, non utilizzato per il culto, furono sistemati gli ufficiali ungheresi, i quali si sistemarono in due, in tre o in quattro a seconda del loro grado.

Domanda: Avevate la sensazione di essere in un ambiente ostile?

S. No, al contrario, era stato adibito un locale a ristorante e una cantina. Fu stabilito anche uno stipendio con cui dovevamo sostenere tutte le spese di mantenimento. Io ricevetti 100 lire e ne spendevo ottanta per il costo del vitto e del materiale per la pulizia personale, incluse le piccole spese non preventivate. Il monastero non era dotato di particolari misure di sicurezza, solo una sentinella montava di guardia al portone.

Domanda: Dunque non si temeva particolarmente l’evasione dei prigionieri ?

S. Innanzitutto il fatto che il mare circondasse l’isola era visto come una barriera. Tutti i prigionieri poi disponevano di un lasciapassare chiamato “carta d’onore” che dovevano consegnare alla guardia durante l’uscita per poi riprenderlo all’entrata.

Domanda: In cosa consisteva  questa “Carta d’onore”?

S. La carta d’onore recava la seguente scritta: Io sottoscritto, mi impegno sulla mia parola d’onore di astenermi durante la passeggiata da qualsiasi tentativo di preparazione di evasione e di non approfittare della passeggiata stessa per commettere atti che possono in qualsiasi modo recar danno alla sicurezza del paese, nel quale mi trovo o allo stato alleato del paese stesso.

Domanda: Quali regole dovevano seguire i prigionieri durante le uscite?

S. I prigionieri non potevamo sucire da soli, ma in gruppo. Due volte alla settimana , accompagnati da un ufficiale o da un soldato.

Domanda: E quali le relazioni con gli abitanti del luogo?

S. Si erano instaurati rapporti di amicizia con alcuni civili, soprattutto con qualche commerciante,il farmacista e i dottori che prestavano servizio all’interno del campo di prigionia.. A Piazza Armerina il sig. Giovanni Galeatti aveva un negozio all’interno del monastero. In seguito altri commercianti ottennero lo spazio per la vendita.

Domanda: E cosa  vendevano?

S. Si potevano ordinare frutta, biancheria, libri e altro che i commercianti consegnavano in un periodo stabilito. Noi potevamo pagare con il cosiddetto Buono dei prigionieri di guerra.

Domanda: Sandor e tu come hai trascorso il tuo periodo di prigionia?

S. Ho imparato a disegnare e dipingere sotto la direzione di Bela Szekeres. Ho imparato anche l’arte del disegno delle caricature sotto la guida di Istvan Szada. Ho anche studiato l’italiano, il tedesco e l’inglese

Domanda: E l’epidemia di febbre detta “ Spagnola “ colpì Piazza Armerina?

S.  Sì, fortunatamente però ci furono solo pochi morti.

Domanda: Che tipo di rapporto avete instaurato con gli ufficiali italiani che prestavano servizio all interno del campo?

S. I rapporti sono stati sempre amichevoli con noi prigionieri. Spesse volte loro ci intrattenevano con discorsi sulla storia della città, sull’arte o su quanto potesse interessare.

Domanda: Quale è stata la conclusione del vostro percorso?

S. Nel 1919 noi prigionieri fummo portati a Vittoria, via Catania e via Siracusa.Qui passammo tre mesi in attesa di essere rimpatriati. Io continuai a disegnare e a dipingere, riuscendo a portare a casa tutte le mie opere.

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Soltanto nel 1936 Sandor con la moglie decise di ritornare in Italia per visitare la città dove era stato prigioniero. Sàndor Szabò partecipò anche alla seconda guerra mondiale. Fu fatto nuovamente prigioniero.

 In conclusione,  tali testimonianze,sono importantissime perchè animano la memoria della storia, avvicinando le generazioni, attraverso una eredità ideale di ricordi e sensazioni, paure e sete di normalità.

 Esse fanno crescere la consapevolezza di quanto fragile sia la pace e quanto questa necessiti di  impegno continuo per permettere ai popoli di vivere con serenità la propria esistenza.